Emissioni dalla produzione energetica, un aumento costante

Abbiamo superato 411 parti per milione di CO2 in atmosfera (a febbraio 411,66 per la precisione), il valore massimo di CO2 negli ultimi 3 milioni di anni.

 

Di questo passo in un paio di decenni saremo al collasso: temperature in continuo rialzo, maggiore frequenza di eventi estremi, innalzamento del livello dei mari e gravissimi impatti sociali ed economici.

 

Tra un paio di decenni staremo ancora parlando di transizione energetica, quando invece dovremmo essere già ampiamente dentro la “svolta” energetica.

 

La IEA, che non è un’associazione ambientalista, certifica che lo scorso anno le emissioni di CO2 legate alla produzione energetica sono aumentate dell’1,7%. Toccata la punta massima di emissioni con 33,1 Gt di anidride carbonica. Il 70% di questo aumento è negli Stati Uniti, in Cina e India.

 

In particolare una delle cause di questo aumento è dovuta alla messa in servizio di nuove centrali a carbone in Asia. Un dato ancora più negativo è che l’età media di questi impianti asiatici è oggi di appena 12 anni. Facendosi due conti, visto che potranno funzionare per almeno altri 30 o 40 anni, produrranno energia ed emetteranno CO2 fino al 2050-2060.

 

La domanda mondiale di energia, ci dice l’International Energy Agency, è cresciuta nel 2018 del 2,3%, l’incremento annuale maggiore in questo decennio.

 

E il carbone rappresenta un terzo di questo aumento (su base annuale aumenta è dello 0,7%). Insieme al gas ,che ha avuto un 2018 di boom (+4,6% sul 2017, con un +18% in Cina), il carbone rappresenta il 70% di questa crescita.

 

Solare ed eolico crescono (la generazione da solare del 31%), ma non a sufficienza, nonostante il loro costo sul ciclo di vita sia ormai più basso del carbone, anche senza contabilizzare i costi esterni provocati da questo.

 

Il consumo di gas negli Usa, grazie alla tecnologia del fracking, è cresciuto del 10%, una percentuale che rappresenta tutto il consumo di gas della Gran Bretagna in un anno.

 

La IEA continua ad avvertire della gravità della situazione climatica, ma ha sempre un approccio ambiguo. Ad esempio indica come una soluzione la cattura e lo stoccaggio della CO2. Una tecnologia immatura e costosa, in pratica un modo per continuare a tenere alta la produzione da fonti fossili.

 

La domanda elettrica globale è aumentata del 4% nel 2018: oltre 23.000 TWh. Questa cifra significa che ormai l’elettrico va verso una quota del 20% sui consumi finali di energia. Lo scorso anno l’aumento dell’elettrico è stato responsabile per la metà della crescita della domanda di energia primaria.

 

In generale la IEA spiega che il 20% della crescita della domanda globale di energia è determinata dalla richiesta di riscaldamento e raffrescamento.

 

Per finire il dato sulla generazione da nucleare. Lo scorso anno è cresciuta del 3,3%, tornando ai livelli pre-Fukushima, soprattutto per i nuovi impianti operativi in Cina e la ripresa di 4 reattori in Giappone. Tuttavia il nucleare va a coprire solo il 9% dell’incremento della domanda del 2018.

 

Non ci sono soluzioni facili per rallentare nel secolo un aumento devastante delle temperature con tutte le altre conseguenze sul clima e sull’uomo. Per questo quasi tutte le risorse economiche e cognitive dell’umanità dovrebbero ormai essere investite nell’obiettivo di rimodellare il nostro insostenibile e ingiusto modello economico ed energetico e iniziare a farla finita, da una parte, con le politiche dei piccoli passi e, dall’altra, con approcci green spesso marginali e banalmente ottimistici.

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