Target Ue 2050: 5 Paesi (senza l’Italia) per il 100% rinnovabili

Le discussioni a livello Ue sulla strategia energia-clima al 2050 sono appena cominciate e già sono emerse le prime divisioni tra gli Stati membri.

 

Tra lunedì e martedì si sono svolti due incontri che avevano al centro del dibattito gli scenari proposti lo scorso novembre dalla Commissione europea per de-carbonizzare il mix energetico: prima il Consiglio Energia e poi il Consiglio Ambiente, dove i ministri competenti dei diversi paesi hanno affrontato per la prima volta un tema che terrà impegnate le istituzioni Ue per i prossimi mesi.

 

E un gruppo di cinque nazioni – Austria, Irlanda, Lituania, Lussemburgo e Spagna – ha criticato Bruxelles perché nella strategia manca almeno uno scenario che preveda il 100% di energie rinnovabili entro metà secolo; ricordiamo che proprio la Spagna ha appena presentato un Piano nazionale che punta al 74% di fonti pulite nel settore elettrico nel 2030.

 

Il documento diffuso dalla Commissione Ue alla fine dello scorso anno, ricordiamo in breve, comprende otto differenti scenari di tipo “what-if”, che cosa potrebbe succedere con determinate combinazioni future di politiche per promuovere le fonti rinnovabili e ridurre le emissioni inquinanti.

 

Con gli scenari più ambiziosi, tra quelli elaborati dalla Commissione europea, si potrebbe raggiungere quell’impatto climatico zero auspicato da Bruxelles grazie a una quota particolarmente elevata di generazione elettrica con le tecnologie “verdi” e alla forte riduzione delle emissioni di CO2, in linea con gli accordi internazionali sul clima per stare “ben sotto” 2 gradi di aumento medio delle temperature rispetto all’età preindustriale.

 

Tuttavia, secondo l’ex europarlamentare lussemburghese Claude Turmes (ora ministro dell’Energia del Lussemburgo), che ha coordinato il dibattito del Consiglio Energia, citato da un articolo-analisi di EurActiv, la maggior parte degli scenari elaborati da Bruxelles è inadeguato e la strategia è “incompleta”.

 

Anche perché alcuni studi scientifici affermano che è tecnicamente possibile realizzare un mix elettrico totalmente a zero emissioni, senza nucleare e senza soluzioni controverse come la cattura dell’anidride carbonica rilasciata dagli impianti industriali (CCS, Carbon Capure and Storage).

 

È di pochi giorni fa la pubblicazione dell’ultimo studio della Lappeenranta University of Technology (LUT) in cui si spiega come sviluppare una rete elettrica centrata sulle rinnovabili, sui sistemi di accumulo, sulle super-linee di trasmissione tra diverse regioni europee, oltre che sul ruolo massiccio dell’autoproduzione energetica con piccoli impianti soprattutto fotovoltaici.

 

Intanto, nel commentare la strategia Ue al 2050 nel Consiglio Ambiente, il ministro italiano Sergio Costa ha confermato “il netto e tombale no al nucleare” in qualsiasi opzione per de-carbonizzare il mix energetico europeo (alcuni scenari della Commissione Ue suggeriscono di costruire alcune decine di nuovi reattori).

 

Come ha affermato Costa in una nota del ministero, “l’Italia ritiene che, nel valutare i percorsi di riduzione verso un’economia a zero emissioni nette, si debba tener conto di tutte le opzioni tecnologiche e del loro potenziale di sviluppo, nell’ambito di una transizione ecologica ambiziosa, considerando le opportunità economiche in termini di occupazione e di vantaggio competitivo”. 

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