Il Parlamento europeo: “puntare a emissioni zero al 2050 senza contare sulla CCS”

Puntare a emissioni zero entro il 2050 contando soprattutto su rinnovabili ed efficienza energetica, senza confidare troppo su soluzioni come la cattura della CO2.

 

Questa, in estrema sintesi, la proposta delle commissioni Ambiente e Industria dell’Europarlamento per la strategia di decarbonizzazione che l’Ue dovrà presentare ai negoziati internazionali.

 

Come noto, infatti, le parti dell’accordo di Parigi devono comunicare, entro il 2020, i loro piani per tagliare i gas serra a metà del secolo.

 

Nella comunicazione “Un pianeta pulito per tutti” adottata il 28 novembre 2018, la Commissione europea aveva presentato la sua visione, con otto possibili percorsi.

 

Secondo la commissione Ambiente (ENVI) dell’Europarlamento, di questi otto scenari, solo due consentirebbero all’Unione di raggiungere emissioni nette nulle entro il 2050, l’impegno assunto dall’Europa alla CoP 21 di Parigi.

 

Raggiungere questo obiettivo nel modo cost effective, spiega la ENVI in una risoluzione approvata la scorsa settimana, richiede di tagliare le emissioni al 2030 dal 40% al 55% rispetto ai livelli del 1990.

 

La strategia di decarbonizzazione dell’Ue, si sottolinea inoltre, dovrebbe dare la priorità alle riduzioni dirette delle emissioni e al miglioramento dei carbon sink naturali, come le foreste.

 

“Le tecnologie di rimozione del carbonio, che devono ancora essere implementate su larga scala, dovrebbero essere utilizzate solo laddove non siano disponibili opzioni dirette”, si legge nel comunicato diffuso.

 

Sulla stessa lunghezza d’onda la mozione approvata dalla ITRE, la commissione Industria del Parlamento europeo. In un testo votato il 19 febbraio, i membri della ITRE rimarcano che la chiave per la transizione verso un’economia a emissioni nette zero sta nell’energia rinnovabile e nell’efficienza energetica.

 

“La leadership dell’UE in queste aree dimostrerebbe al mondo che la transizione energetica pulita è sia possibile che vantaggiosa”, si legge nel comunicato del PE, dove si sottolinea che gli sforzi per raggiungere la neutralità climatica “possono diffondersi in modo disomogeneo nell’Unione, poiché gli Stati membri hanno punti di partenza diversi.”

 

Altra raccomandazione importante approvata è quella di disporre di una politica energetica e climatica prevedibile per gli investitori, in modo che possano prendere decisioni di investimento a lungo termine. Infine, si ribadisce la posizione del Parlamento di destinare almeno il 35% della spesa alla ricerca (Horizon Europe) per sostenere gli obiettivi climatici.

 

La risoluzione della commissione Ambiente è stata approvata con 49 voti favorevoli, 6 contrari e 6 astensioni. Il testo della ITRE è stato adottato con 47 voti favorevoli, 4 contrari e 6 astensioni. Entrambi saranno votati dal PE nella sessione plenaria dell’11-14 marzo a Strasburgo. 

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