L’Europa vuole un “impatto climatico zero” nel 2050

Sviluppare un’economia europea “a impatto climatico zero” è l’ambizioso traguardo della strategia 2050 appena presentata dalla Commissione Ue.

 

Il documento è stato preceduto, in queste settimane, dalle richieste di alcuni Stati membri e poi di alcune multinazionali che hanno sollecitato Bruxelles a includere almeno uno scenario per l’azzeramento totale delle emissioni inquinanti nei prossimi decenni.

 

Non sarà facile: l’Europa al momento non è ancora in linea per centrare i nuovi obiettivi su rinnovabili, emissioni ed efficienza energetica al 2030, come evidenziano le ultime proiezioni dell’agenzia europea per l’ambiente.

 

Così la strategia, spiega una nota della Commissione, comprende diversi possibili percorsi compatibili con gli obiettivi fissati dagli accordi di Parigi nel 2015: limitare l’aumento medio delle temperature “ben sotto” 2 gradi centigradi entro la fine di questo secolo.

 

Scenari che, ci tiene a precisare Bruxelles, non sono previsioni sul futuro ma evidenziano quello che potrebbe succedere – “what if-scenarios” – con determinate combinazioni di politiche per l’energia, l’ambiente e il clima.

 

Al centro della strategia c’è la riduzione delle emissioni di gas-serra: si va dal -80% nel 2050 in confronto ai livelli registrati nel 1990, a quel bilancio netto pari a zero (net zero emissions) che prevede di rimuovere dall’atmosfera una certa quantità di anidride carbonica, in modo da compensare l’inquinamento residuo delle attività umane.

 

In particolare, i diversi scenari convergono su un punto: la maggior parte dell’elettricità in Europa nel 2050 dovrà essere prodotta con fonti rinnovabili (nel memo si parla dell’80%), con uno sforzo enorme per trasformare l’attuale mix energetico ancora ampiamente costituito da combustibili fossili.

 

L’elettrificazione giocherà un ruolo fondamentale nei trasporti, negli edifici (soprattutto per la climatizzazione estiva/invernale) e nei processi industriali.

 

Quasi tutte le nostre case, chiarisce la Commissione nel suo memo, dovranno utilizzare energia rinnovabile per il riscaldamento, tra cui anche biogas e idrogeno o metano prodotti con elettricità “verde”.

 

E ora arriva la parte forse più difficile: aprire il dibattito istituzionale, coinvolgendo il Consiglio – proprio il Consiglio, lo scorso marzo, aveva invitato la Commissione a definire un piano climatico con orizzonte al 2050 – e il Parlamento, per passare dalla visione complessiva a misure concrete, lungimiranti, realizzabili dai vari Stati membri.

 

Vedremo già nelle prossime settimane quali saranno le reazioni dei diversi paesi, partendo dal vertice Onu sul clima che inaugurerà lunedì prossimo, 3 dicembre. 

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